Quando un gesto capace di salvare gli esseri umani comincia anche a distruggerli?
Prometeo è stato incatenato a una roccia per aver donato il fuoco agli esseri umani. Attorno a lui si radunano dèi, creature e uomini che cercano di capire se ciò che ha fatto sia stato un dono o una colpa. Ma Prometeo non ritratta e non chiede perdono: senza quel gesto, sostiene, gli uomini sarebbero rimasti creature cieche, incapaci di trasformare la propria esistenza.
Sulla scena arriva il Prometeo incatenato di Eschilo nella sua forma: non una riscrittura, ma una nuova traduzione fedele all’originale che lascia parlare la tragedia togliendo tutto ciò che rischia di frapporsi fra il testo e la scena. La sua complessità nasce dalla precisione più che dall’ornamento, e la frase respira insieme ai corpi che la pronunciano. Ne riaffiora il lessico del patire, del tormento, della sopportazione, che attraversa il dramma con continuità sorprendente.
Emerge un potere che agisce attraverso la parola: Zeus non entra mai in scena, eppure domina tutto attraverso chi lo rappresenta. E quando arriva Io, il dolore smette di essere raccontato e semplicemente accade.
età consigliata dai 16 anni
durata: in allestimento
di Eschilo
traduzione e regia Filippo Renda
cast in definizione
disegno luci Fulvio Melli
progetto sonoro Tia Airoldi
responsabile di produzione Susanna Russo
produzione Manifatture Teatrali Milanesi
Orari, costi e formule di abbonamento
Spettacolo disponibile anche in serale
24/02/2027
Teatro Litta - corso Magenta 24, Milano